Interviste
Pietro Marsilli




In che senso lei si sente “figlio” dell’astrattismo di Balla rispetto a quello più asettico di Kandinskij?

non c’è un senso preciso, quanto un’idea di fondo, una suggestione. mi sento infatti piu’ vicino al processo artistico che ha portato balla alla sua risoluzione astratta,
perchè mi sembra che l’artista nella sua ricerca parta dall’uomo, dalle sue intime necessita’ espressive, dalle sue urgenze. molto spesso altre esperienze non figurative mi sembrano invece frutto del metodo e del ragionamento,piu’ distaccate e piu’ distanti dal mio modo d’intendere la pittura.
In questo senso penso sia importante anche l’appartenenza di balla al futurismo, movimento epocale che amo molto e che studio da oltre trent’anni.




In una recente intervista lei ha detto che la sua pittura tenta di portare un contributo alla riflessione, alla intensità, “all’attenzione”. Ma intende nei confronti di qualche cosa di specifico o in generale alla attività cerebrale in termini qualitativi?

credo che non sia importante l’idea della qualita’ a priori nelle cose…penso anzi sia pretestuoso parlarne in questi termini. le cose, le vicende della vita si sviluppano secondo una loro velocità interna che spesso prescinde da come vorremmo collocarle.
Forse è piu’ comprensibile parlare di “ascolto”. ognuno di noi se riesce a stare in ascolto puo’ giungere a delle decisioni piu’ sentite, piu’ obiettive, aumentando la conoscenza di se’, la propria qualita’ della vita e, di conseguenza, anche quella degli altri.
Ma per stare in ascolto bisogna porsi delle domande e questa, soprattutto oggi, non e’ una cosa ne’ così diffusa né così facile da ottenere. la possibilità dell’ascolto è una conquista, un traguardo faticoso da raggiungere e in questo senso penso che la pittura possa aggiungere il suo contributo a questa riflessione.




Esperto delle (e coinvolto nelle) arti marziali come è lei, si può arrivere a dire che Floreani vive la sua pittura come una pratica zen?

direi di no, sarebbe eccessivo. sono due mondi differenti che interagiscono essendo entrambi parte della mia natura. ovviamente ogni parte di me contribuisce
al risultato finale: ad esempio la mia tecnica pittorica, molto lunga e laboriosa, contribuisce senz’altro a lasciare tempi lunghi alla riflessione, ma non credo che una cosa
sia innescata dall’altra… forse si puo’ dire che le due componenti si guardano vicendevolmene, piacendosi.




Anche questa volta, come tante altre, lei espone secondo un preciso progetto site-specific. Ma queste serie di tele lei le vive anche come cicli? E se sì come cicli aperti o chiusi?

Sono cicli aperti, nel senso che sono uno lo sviluppo dell’altro. ma ogni tappa, come ogni istante dell’esistenza, gode delle sue peculiarità, delle sue differenze, in fondo della sua unicità.
La necessità d’interpretare gli spazi espositiv per i miei progetti è anche il tentativo di calare sempre la pittura in una situazione reale, dove l’opera dialoga con lo spazio che la contiene, sia esso espositivo o abitativo. La pittura intesa come parte della quotidianità dell’esistenza dell’uomo, come parte della realtà e della vita.