Interviste

Beatrice Buscaroli
Bologna, Vicenza, aprile-maggio 2011



Ci ritroviamo a parlare del tuo lavoro sei anni dopo il progetto Ottantuno che già avevi esplicitamente dedicato allo stretto rapporto tra l’opera e la spiritualità: un segnale preciso che forse rappresenta l’aspetto centrale della tua ricerca..


Oggi probabilmente lo è più di allora: ritengo che quanto più la collettività si allontani dal suo centro per aumentate difficoltà esistenziali ed economiche, tanto più divenga importante questo richiamo, ad ulteriore dimostrazione che il contemporaneo può dedicarsi al sociale da versanti differenti.


Non è usuale che venga accostata una ricerca pittorica, soprattutto astratta, con gli aspetti legati al sociale; anzi, spesso questa distanza è ciò che viene rimproverata ad un certo tipo di ricerca artistica, considerata poco attuale, priva di senso storico e quindi marginalizzata nel dibattito contemporaneo.


Penso possa essere chiarito anche dal pensiero del filosofo francese Alain Finkielkraut che, nel suo libro Un cuore intelligente, afferma una cosa semplice e facilmente condivisibile: “La risata è diventata la colonna sonora del mondo”. E lo dice rilevando l’intento diffuso della de-sacralizzazione del pensiero, della sua riduzione a scherzo in quanto non soggetto ad alcun approfondimento, una sostituzione dello sberleffo alla riflessione, della mediocre superficialità alla qualità della ricerca, della misura, del senso. Assistiamo quindi ad una vera e propria deriva, cui un ritorno alla riflessione sulla spiritualità può contrapporsi,
anche innescata dalla pittura. Credo si ribadisca così il ruolo sociale dell’artista e la sua possibilità reale d’incidere nel contemporaneo. Vale ricordare che sarà riportata in mostra anche la frase di Mark Rothko che dichiarò che “I quadri devono essere miracolosi”..


Alchemica quindi si muove in questa direzione. E’ un progetto nuovo. Da cosa scaturisce esattamente?


Le ragioni interne sono le stesse descritte in Ottantuno, ma qui l’intento pittorico è più intenso, in certi passaggi più esplicito, la tematica più stringente, veicolata anche dall’impiego del nuovo colore che caratterizza tutte le opere: il magenta alchemico, appunto.